Lo spunto
Il debutto
La svolta
La rottura
Un papillon di Vuitton
La proposta
Ferragnez Wedding
Poster e serie tv
Tatuaggi rivelatori
Le polemiche

«Mi sentivo da donna di dire la mia e di far pensare alcuni di noi per cercare di cambiare un minimo la nostra prospettiva o quella delle persone che ci stanno accanto. Spero serva a capire i piccoli errori di giudizio che facciamo tutti i giorni, e a cambiare».

Avvolta in un morbido cardigan rosa confetto Chiara Ferragni «scende in campo» in maniera determinata per dire stop a ogni genere di violenza sulle donne. Inclusa quella che potremmo definire una violenza nella violenza, ovvero lo stigma sociale che vede troppo spesso le donne vittime di violenze e abusi giudicate e messe paradossalmente sotto accusa, quasi come i loro carnefici, per avere in qualche modo contribuito a provocarli.

In un video pubblicato sul suo profilo Instagram, a pochi giorni di distanza dalla Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, l’imprenditrice e influencer pone l’accento su cosa significhi “Essere donna nel 2020“.

Lo fa sollevando questioni importanti, che un tempo sarebbero state prontamente etichettate come di stampo prettamente femminista, ma che oggi, nel 2020, fanno appunto parte di una realtà quotidiana che appartiene a tutte, che riguarda da vicino ciascuno di noi indistintamente, senza accezioni politiche, culturali o di genere.

«Il problema, secondo me, è che la nostra società è ancora molto maschilista e patriarcale. È una società in cui le donne vengono giudicate in maniera differente e questo giudizio deriva da altri uomini ma spesso dalle donne stesse, sempre pronte ad accusarsi a vicenda», dice Chiara Ferragni spiegando che questo fenomeno che vede le donne in parte colpevolizzate per quello che accade loro ha un termine ben preciso: victim blaming.

«Ho letto tantissimi messaggi di ragazze che non volevano denunciare la violenza subita perché avevano paura del giudizio delle persone, perché si sentivano in colpa e temevano di essere criticate. È assurdo che chi ha subito un reato del genere non denunci per paura di come la società potrebbe considerarla».

Un atteggiamento strettamente legato a un altro fenomeno, il cosiddetto slut shaming, ovvero critiche e giudizi che fanno sentire una donna in colpa o inferiore per alcuni desideri o comportamenti sessuali che si ritengono in contrasto con il proprio ideale femminile.
«Le vittime di slut shaming sono soprattutto quelle donne che hanno subito revenge porn, ed è un fenomeno che rappresenta un’arma utilizzata per la distruzione della loro reputazione», evidenzia Chiara Ferragni, citando tra gli ultimi casi di cronaca quello della maestra di Torino che ha perso il lavoro a causa di un video personale sessualmente esplicito messo in circolazione dall’ex fidanzato.

La responsabilità, tuttavia, non è soltanto maschile, perché spesso i giudizi infamanti sono espressi proprio da altre donne, in un momento in cui ci si dovrebbe invece sostenere a vicenda. «Quante volte noi donne in primis diamo della “troia” a un’altra ragazza?», sottolinea l’influencer. «Quante volte ci stiamo giudicando tra di noi e siamo pronte a puntare il dito? È il momento di prendere posizione e diventare alleate. È il momento di cambiare le cose, una battaglia che dobbiamo vivere e combattere tutte insieme».

E chissà che proprio là dove non sono mai riuscite ad arrivare, con i loro messaggi di unione e azione, migliaia di donne nella storia del femminismo, non riesca ad  arrivare adesso con il suo appello la coraggiosa influencer che vanta oltre 21 milioni di follower nel mondo.

 

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Source: Vanityfair